Riduzione dei contributi per neoprofessionisti
ITALIA OGGI
Contributi ridotti del 50% per chi inizia una professione ordinata
L’esordio è sempre agevolato se dietro c’è una Cassa
L’accesso a una professione ordinistica rappresenta una certezza dal punto di vista previdenziale. A parità di anni di versamento, la pensione dell’iscritto ad una cassa autonoma sarà più ricca rispetto a quella di un altro lavoratore che per l’intera vita ha versato a una gestione pubblica. Certo, le cose variano da categoria a categoria. Ma nulla a che vedere con i trattamenti prospettati dalla gestione separata Inps alla quale i professionisti non regolamentati versano una parte consistente dei loro guadagni. Un esempio per tutti potrà rendere meglio l’idea: secondo i tassi di sostituzione correnti un commercialista o un perito industriale con il sistema attuale va in pensione con il 25% dell’ultimo reddito dichiarato (la cosa vale anche per gli iscritti all’Inps). Al contrario, un avvocato o un ingegnere va in pensione con il 60/70% dell’ultimo reddito. Ma se da una professione all’altra può cambiare l’importo della pensione, su un punto tutti gli enti (tranne l’Inps) sembrano d’accordo: chi ben comincia è a metà dell’opera. Iniziare presto a lavorare allunga infatti il periodo in cui si versa meno (la riduzione è del 50%) e si godono degli stessi vantaggi dei professionisti senior. Io Lavoro ha messo a confronto i diversi regimi previdenziali minimi (tralasciando la contribuzione a percentuale che scatta quando si superano determinati scaglioni di reddito) e propone ai giovani una mappa per orientarsi.
I trattamenti più generosi. Archiviati i primi 15 anni di gestione privatizzata della previdenza dei professionisti (dlgs 509/94), in prospettiva molte categorie avranno dei trattamenti pensionistici meno generosi rispetto al passato. Il riferimento è sicuramente per avvocati, architetti e ingegneri, medici, notai, consulenti del lavoro, geometri, veterinari. Che via via stanno portando a casa delle riforme strutturali per garantire l’equilibrio di lungo periodo. Queste professioni restano, comunque, quelle più privilegiate in quanto hanno ereditato dalla gestione pubblica un sistema di calcolo delle pensioni di tipo retributivo: l’assegno è commisurato al reddito degli ultimi anni di attività. E non se la passano tanto male nemmeno i giovani che iniziano ad esercitare. In media godono del 50% si sconto sui contributi minimi da versare per i primi anni di iscrizione all’albo. Si va dai poco più di 500 euro per geometri e ingegneri ai 1.300 euro per i consulenti del lavoro. Ma non solo. La contribuzione ad una cassa autonoma di solito è accompagnata anche da una serie di benefici, che vanno dai prestiti agevolati per mettere su lo studio a una serie di servizi a prezzi agevolati (si veda box in pagina). Emblematico è il caso dei notai. Per quelli che non raggiungono i 32 mila euro di reddito repertoriale (cioè al netto di quanto riscosso per conto dello stato) la Cassa eroga l’assegno di integrazione. Nel 2009 sono stati in 200 a chiederlo.
I trattamenti meno generosi. Sono quelli erogati dalle casse che non vengono dalla gestione pubblica ma sono nate già private (dlgs 103/96) e che per effetto della Riforma Dini (legge n. 335/95) calcolano le pensioni con il metodo contributivo (la prestazione in sostanza è calcolata su quanto l’iscritto ha versato e non sull’ultimo reddito). È il caso di periti industriali, infermieri, dottori agronomi e forestali, chimici, biologi, attuari. Anche qui, però, i giovani possono andare a marce ridotte con i versamenti contributivi. Attenzione, però. Se il metodo di calcolo è tanto versi tanto ottieni, le pensioni sono destinate a restare molto basse se in futuro non si mette mano al portafogli per incrementare il montante contributivo dell’iscritto. Il 25% (tasso di sostituzione) di 50 mila euro di reddito professionale, a titolo di esempio, corrisponde a 12.500 euro di pensione. Poco più di 1.000 euro al mese.
Il caso dei commercialisti. Ì quello più atipico. Le Casse dei dottori e dei ragionieri nel 2004 hanno portato a termine un processo di riforma piuttosto articolato con il passaggio al metodo contributivo (quello meno generoso). In sostanza il pensionato di domani potrà solo sognarsi una pensione come quella del padre o dello zio commercialista. Entrambe le casse hanno infatti rinunciato, con un taglio consistente delle pensioni, al metodo retributivo. Ne hanno guadagnato le prospettive delle future generazioni (nel caso dei dottori, dato che i ragionieri hanno una popolazione ad esaurimento) ma ne hanno perso le prestazioni. Da qui i tentativi di entrambe le casse di approvare delle delibere in grado di aumentare i montanti contributivi. E far così salire quel 25% di tasso di sostituzione ad almeno il 35%.
La questione dei non ordinati. Per chi non è iscritto ad un ordine i contributi previdenziali diventano molto più salati. Il riferimento è per l’universo dei non regolamentati. Dentro ci sono i collaboratori a progetto ma anche i tributaristi, gli amministratori di condominio ecc. Per queste figure l’ente di riferimento è l’Inps, gestione separata. Intanto, al contrario di quello che accade nelle casse dei liberi professionisti regolamentati, per il giovane lavoratore non c’è alcuno sconto. Si va a versare direttamente il 26,72% (per il 2010) del reddito professionale. Per avere pensioni molto meno laute dei cugini incardinati negli ordini. In questo senso l’esercizio di una libera professione (avvocato, consulente del lavoro, ingegnere ecc.) presenta condizioni molto più vantaggiose. A pieno regime un professionista «ordinato» senior versa praticamente la metà. Ne sanno qualcosa i citati tributaristi. Che da tempo chiedono di uscire dalla gestione separata. dedicata ai soli professionisti all’interno dell’Inps. Ignazio Marino
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